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CHECCHINATO GIOVANNI
Omelia per gli invisibili La storia di un vescovo
CHECCHINATO GIOVANNI, Omelia per gli invisibili La storia di un vescovo
Autore:
CHECCHINATO GIOVANNI
Titolo:
Omelia per gli invisibili La storia di un vescovo
Descrizione:
Omelia per gli invisibili La storia di un vescovo dove cresce la quarta mafia
Editore:
Mondadori
Data di edizione:
ottobre 2022 1^ edizione
Pagine:
120
Dimensioni cm.:
14,5x22,5
ISBN13:
9788804756668
Codice:
347660
Collana:
Ingrandimenti 0
Prezzo:
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CHECCHINATO GIOVANNI, Omelia per gli invisibili La storia di un vescovo, Mondadori in campedel.it
Descrizione
Omelia per gli invisibili. La storia di un vescovo dove cresce la quarta mafia
• Autore: Checchinato Giovanni
• Editore: Mondadori
• Collana: Ingrandimenti


«Se un cristiano va in chiesa per pregare Dio perché gli vada bene una rapina, c'è qualcosa che non funziona.» Se in dieci giorni muoiono in due incidenti stradali sedici immigrati, se nel Gran Ghetto di Torretta Antonacci, a pochi chilometri da San Severo, si susseguono incendi che stroncano la vita di gam biani, senegalesi, camerunensi, lavoratori sfruttati da caporali senza scrupoli, un vescovo non può fare finta di niente, allargare le braccia sconsolato e tornare in sagrestia.
«Quando sento il termine "ormai", mi inquieto.
È un sinonimo di disfatta, di rinuncia preventiva di fronte alle difficoltà» dice don Giovanni Checchinato, a cui è capitato di fare il vescovo in una terra dove esiste un potere criminale che hanno chiamato «quarta mafia».
È un sistema di associazioni criminali che controlla la Capitanata e la provincia di Foggia con estrema crudeltà, gestendo il traffico di stupefacenti, la prostituzione, il racket delle estorsioni, l'organizzazione di furti e rapine e infiltrandosi nella pubblica amministrazione. Il mondo della mafia e quello degli immigrati sono apparentemente lontani, ma hanno un punto in comune: sono entrambi invisibili. I mafiosi, da una parte, non vogliono farsi identificare, pur utilizzando tutti gli strumenti possibili - anche le nuove tecnologie - per ottenere un consenso sociale.
Dall'altra, le persone provenienti da molti paesi africani che arrivano in Puglia per lavorare preferiscono vivere in una baracca, lontano dai centri abitati e in condizioni terribili, pur di sentirsi accettati dagli altri del ghetto, piuttosto che in una casa vera e propria ma discriminati in città.
Don Gianni, come lo chiamano a San Severo, si rivolge a tutte queste persone, senza essere barricadero o istrionico. Lo fa chiamando le cose con il loro nome, convinto che, per rendere la lotta alle mafie una cosa normale, si debba cominciare da qui.

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Belluno
Scheda creata Venerdi' 21 ottobre 2022
La collana Ingrandimenti

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