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Lo Stato comunista di Fidel Castro calcò le orme del regno cristiano dei Re cattolici: confessionale, gerarchico, corporativo. Integralista e antilluminista, catechizzò i fedeli, combatté gli eretici. Ripercorrere la vita di Fidel Castro non significa soltanto attraversare una biografia densa e lunghissima, ma anche affrontare i grandi nodi dell’età contemporanea. La sua vita è stata un campo di battaglia tra opposti estremismi: dalle scuole gesuitiche alla Rivoluzione, dalla promessa di prosperità al culto della povertà, dal fondamentalismo comunista al messianismo religioso, da Chrušcëv a Bergoglio. Castro fu comunista, ma era un uomo profondamente immerso nel mondo della cattolicità ispanica. Il suo nazionalismo si è nutrito della parabola biblica del popolo eletto: una nazione redenta dalla schiavitù e condotta dal Messia verso la Terra Promessa. In una fusione indissolubile tra sfera temporale e spirituale, lo Stato castrista si è fatto apostolo e catechista, il dissenso è diventato il peccato da estirpare. È questo il paradosso di Castro: un comunista che ha governato come l’ultimo dei re cattolici, capace di interpretare la Rivoluzione come fede ed evangelizzare un popolo per quasi mezzo secolo. Perché se l’epopea della guerriglia durò appena due anni, il suo regno ne durò quarantanove. Lo Stato comunista di Fidel Castro calcò le orme del regno cristiano dei Re cattolici: confessionale, gerarchico, corporativo. Integralista e antilluminista, catechizzò i fedeli, combaté gli eretici. Libreria Campedèl Belluno Acquista | |
| Scheda creata Sabato 12 settembre 2026 | |
| La collana Salerno Profili | |
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